Nuovo Senso Civico: «Dopo un anno nessuna indagine su Villa Pasquini nonostante le denunce»

LANCIANO. «È passato quasi un anno dall’incidente della centrale a biogas di Villa Pasquini ma nonostante le nostre denunce non abbiamo nessuna notizia di indagini da parte della magistratura»: l’associazione Nuovo Senso Civico riporta così l’attenzione sul versamento di liquami che dodici mesi fa ha interessato le campagne della contrada di Lanciano.

«A seguito dell’incidente, inizialmente taciuto dalla proprietà, abbiamo scoperto e documentato la presenza di un fiume di liquame putrido nelle immediate vicinanze della centrale», ricorda l’associazione, «che quel fiume fosse la discarica “privata” dei prodotti del digestato della centrale avrebbero appunto dovuto accertarlo le indagini che, nonostante i rischi per la salute pubblica, non ci sono state: prova ne è il fatto che nessuna sanzione è stata elevata ai responsabili dell’inquinamento, di cui possiamo solo supporre l’identità».

«Di fatto», accusa Nuovo Senso Civico, «a prescindere dalle indagini che avrebbero potuto consentire l’applicazione del principio legislativo secondo cui che chi inquina paga, quel fiume di liquame è ancora lì, prova dell’assoluta mancanza di responsabilità da parte degli attori istituzionali che avrebbe dovuto interessarsi alla bonifica come la legge prescrive».

«Chiedemmo», ricorda l’associazione ambientalista, «in particolare analisi che potessero rilevare l’eventuale presenza di salmonella e di altri quattro batteri potenzialmente letali per l’uomo, che trovano, in ambienti ricchi di nutrienti quali sono i prodotti del digestato delle centrali a biogas, l’habitat per la produzione di numerose tossine».

«Per tutta risposta ci informarono che Arta e Asl non avevano laboratori adeguati a tutti quei rilievi», sottolinea Nuovo Senso Civico, «le uniche analisi fornite rilevarono comunque la presenza di Salmonella e di Escherichia Coli in misura ben al di sopra dei parametri massimi consentiti per le acque superficiali».

«È una situazione insostenibile», chiosa l’associazione, «in assenza di segnali immediati, chiari e distinti da chi di dovere, in primis dal sindaco di Lanciano e dal presidente del Consorzio di bonifica, saremo costretti a sottoporre, a stretto giro, tutta la vicenda alla magistratura penale».

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