La “folie à deux” delle Serve di Genet: applausi al Fenaroli

23231429_10212556277040152_1964849190379545930_n (1)LANCIANO. Una sorprendente pièce ha inaugurato nella serata di ieri la nuova stagione teatrale del Fenaroli, incontrando l’entusiasmo di un pubblico numeroso e attento. Molti i ragazzi presenti che, grazie ad un progetto didattico condiviso con gli istituti superiori, hanno la possibilità di scoprire e frequentare il teatro da giovanissimi. “Le Serve” di Jean Genet, regia di Giovanni Anfuso, ha visto protagoniste Anna Bonaiuto, Manuela Mandracchia e Vanessa Gravina, straordinarie interpreti di personaggi quasi metafisici, impegnati in una violenta relazione di potere a tre. Un sorprendente esempio di teatro nel teatro, in cui il dramma è realtà e farsa al tempo stesso. Scritta nel 1947, l’opera si ispira ad un fatto di cronaca realmente accaduto che turbò molto l’opinione pubblica francese. Claire e Solange sono due sorelle che da anni prestano servizio presso La Signora, una donna superficiale e mondana verso la quale provano un profondo sentimento di odio, celato da una ostentata idealizzazione.

La Signora rappresenta tutto ciò che la vita ha loro negato: bellezza, successo e ricchezza. Una donna che “avvelena con la sua dolcezza e uccide con la sua bontà”. Ogni sera, allestendo un inquietante teatrino, le due serve recitano la parte della Signora, rivelandone un carattere fortemente narcisista, pervasivo di un bisogno di ammirazione e grandiosità. Un gioco delle parti ossessivo e delirante che porterà ad un tragico epilogo. Ogni rito serale, svolto in piena solitudine nella lussuosa camera da letto della Signora, tende a concludersi con la fantasia della sua uccisione. Una folie à deux, vissuta all’interno di ruoli speculari che tendono a confondersi l’uno con l’altro. Le due sorelle vivono a stretto contatto tra loro, socialmente e fisicamente isolate da altre persone. Alloggiano in una modesta mansarda che non le costringe mai ad un gesto bello e, nel loro reciproco disgusto, si amano troppo.

le-serve-2Il principale disprezzo è rivolto “all’atroce felicità” della Signora che, incontrando raramente il dolore, “soffre con stile”. Claire, durante un toccante monologo, grida il suo odio verso tutti i domestici, perché per lei rappresentano uno specchio deformante dei ricchi. È come se i servitori assumessero su di sè tutto ciò che di brutto e deforme viene scartato da chi costituisce un modello socialmente condiviso. Quasi una colpa che bisogna espiare, magari bevendo la tisana avvelenata destinata alla Signora. Un gesto finale, scaturito da un delirio che non ha limiti e confini. L’unico richiamo alla realtà sembra rappresentato da un orologio che scandisce il trascorrere delle ore, avvisando per tempo le due sorelle dei rientri notturni della Signora. L’intera storia si svolge in una lussuosa camera da letto popolata da sogni notturni, intimi desideri e fantasmi d’amore. Amore e morte sembrano partoriti da una follia necessaria alla sopravvivenza stessa delle serve, il cui destino venne deciso poco prima che se ne accorgessero. Il prossimo appuntamento con la prosa sarà con D.N.A. Bulling Play di Dennis Kelly, in scena il primo dicembre.

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