Al Fenaroli l’opera cruda e drammatica sul bullismo Dna Bulling Play

24174311_1593042067405607_2032902375072597809_nLANCIANO. Scioccante il secondo appuntamento con la prosa al teatro Fedele Fenaroli di Lanciano. “D.N.A. Bulling Play” di Dennis Kelly, regia di Antonia Renzella, è andato in scena il 1 dicembre con i giovani attori del Florian Metateatro – TAG Teatro Abruzzo Giovani. Una pièce in cui i personaggi si sfidano in serrati duelli emozionali,  sferrando sullo spettatore il colpo finale. Ad interpretare i protagonisti di un evento fortemente drammatico, sono stati Alessandro Blasioli, Ilaria Camplone, Andrea Carpiceci, Giulia Gallone, Massimo Leone, Martino Loberto, Laura Molinari, Giorgio Sales, Massimo Scoci, Andrea Palladino e Zoe Solferino.

Il sipario si apre su un esterno notte. Un gruppo di adolescenti si rende complice della scomparsa del loro amico Adam, inghiottito da un profondo e buio pozzo in disuso. Un bosco di alberi spogli di ogni forma di vita è l’unico testimone della vicenda accaduta ad Adam, mentre tenta di restare in equilibrio su una grata. Gli amici si divertono a giocare con lui al tiro al bersaglio, lanciandogli contro delle pietre, prima che cada nel pozzo. Dopo l’accaduto, il senso di colpa collettivo viene immediatamente evacuato e proiettato sull’elemento più debole del gruppo. In una nota di regia è scritto: “In natura i predatori puntano sempre l’animale più debole o più lento in un branco. Si assicurano il pasto con meno fatica e meno rischi”. Massicci sistemi di difesa vengono messi in atto per negare la vicenda che, sganciata dalla realtà, si preferisce porre nello spettacolare e mostruoso contenitore dei mass-media.

24177186_1593042064072274_324949646099085770_nIl dramma, permeato da un’assenza generale di capacità empatica da parte dei personaggi, termina in una psicosi collettiva che scardina una sciagurata alleanza. Il delirio che inizialmente fa da collante al gruppo è racchiuso nelle parole di una delle protagoniste: “la disperazione ha reso tutti più felici”. I ragazzi, a cui è proibito pronunciare la parola morte, non sono consapevoli di essere essi stessi “morti” insieme ad Adam, pur continuando a respirare. “D.N.A. Bulling Play” è un’opera cruda che incide l’anima con la precisione e la freddezza di un bisturi. Le dinamiche messe in atto dal gruppo per assicurarne la sopravvivenza, sono incentrate prevalentemente sulla categoria primitiva amico-nemico, con la quale si tenta di simbolizzare affettivamente il contesto. Il pozzo acquista il significato di un inganno in cui precipitano simbolicamente tutti i ragazzi, compreso il giovane capobranco Phil. È lui il burattinaio che muove le fila di tutta la storia, vanificandone l’autenticità per assumerne il pieno controllo.

Irresponsabile, irritabile e aggressivo, privo della capacità di provare rimorso, sprezzante nei confronti della legalità e dei diritti altrui, incurante della sicurezza propria e degli altri, Phil riassume i disturbi di una personalità antisociale. Resta imbrigliato nella notte e nel bosco, congelandosi in una sorta di sonno ad occhi aperti simile alla morte, in un isolamento narcisistico. In questa storia sbagliata, dove le luci di scena  sembrano puntate sui protagonisti come accuse silenziose, abitano tutte le possibili storie sbagliate del mondo in cui, di volta in volta, ciascuno di noi diviene preda o predatore. Un lungo applauso ha salutato tutti i giovani attori della compagnia del TAG, particolarmente apprezzati dai ragazzi delle scuole superiori presenti in platea, a cui era stata presentata l’opera durante un incontro a teatro con gli attori.

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