Il caso Moro: il teatro racconta una delle pagine più oscure della storia italiana

DSC_8240LANCIANO. È stata la cronaca di una morte annunciata, quella rappresentata in “Io ci sarò ancora – Il caso Moro” con Marco Bellelli, autore del testo, e Paolo Sideri, andato in scena con grande successo il 15 e il 16 marzo al teatro Fenaroli di Lanciano. Sold out per un’opera ipnotica e senza smagliature, che ha lasciato annichiliti gli spettatori, soprattutto i ragazzi dei licei Pedagogico e Scientifico di Lanciano. Prodotto dall’associazione culturale L’Altritalia e dalla compagnia teatrale de “Il piccolo resto”, con regia e adattamento di Eva Martelli, lo spettacolo ha voluto rendere un tributo alla memoria di un grande statista della storia Repubblicana, assassinato dalle Brigate Rosse dopo 55 giorni di prigionia, il 9 maggio 1978.

Gli interpreti, attraverso un gioco delle parti, hanno rivestito diversi ruoli, sperimentando i vissuti delle vittime e dei carnefici, dinanzi alla bandiera italiana posta sul pavimento. Una strategia funzionale all’appropriazione di una storia di cui tutti dovremmo farci carico. Lo spettacolo è un percorso ad ostacoli alla ricerca della verità che, come sosteneva Moro, “è sempre illuminante e ci aiuta ad essere coraggiosi”. Sulla scena, una cassa e un telo nero a fare da sfondo evocano la dimensione di un lutto non ancora completamente elaborato, in una sospensione del tempo e dello spazio. La cassa assume, di volta in volta, diversa sembianza e simbolo: una lavagna su cui scrivere; un muro su cui affiggere manifesti; un baule dal quale estrarre lentamente oggetti, comunicati e documenti; un pozzo da cui attingere fantasmi, misteri, omissioni, depistaggi nelle indagini e segreti legati a giocatori occulti del nostro pianeta che mossero le fila dalla P2, CIA e Kgb; un altare su cui consacrare un’idea di libertà; un nascondiglio; una bara e, infine, un’urna elettorale dove vengono infilate le schede contrassegnate da una croce.

A tale proposito, è quantomeno singolare constatare che alcuni termini relativi al seggio elettorale evochino proprio quelli legati alla morte. Morte evocata anche dal nome stesso del protagonista. “I 55 giorni del sequestro ed il suo tragico epilogo rappresentano uno dei momenti più drammatici della storia della Repubblica, il cui corso cambiò in conseguenza di quei tragici eventi” ha spiegato Marco Bellelli, al termine di una lunga e scrupolosa ricerca storica su quanto avvenne realmente in quei giorni fino al tragico epilogo, che lui definisce “un evento traumatico, un momento di passaggio epocale per la recente storia politica e civile italiana”. “Sul piano politico, la scomparsa di Aldo Moro comportò la fine dell’esperienza del dialogo tra i due grandi partiti popolari italiani, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, e il tramonto della stagione dei governi di solidarietà nazionale. Fu la fine della Politica intesa come servizio, il preludio alla stagione di Tangentopoli e al declino della prima Repubblica. Sul piano sociale, dopo il 9 maggio 1978, si verificò un progressivo distacco della società civile dai partiti e dalle ideologie. Iniziò la fuga collettiva dall’impegno politico, il rifugio nel privato e il disimpegno, tutti elementi che caratterizzarono la società italiana negli anni ’80”.

DSC_8277“Io ci sarò ancora, come un punto irriducibile di contestazione e di alternativa”, questo fu il monito di Aldo Moro durante la sua prigionia, volto ad opporre idealmente la sua presenza morale ad un disegno criminoso che, con la sua scomparsa, mirava alla fine di una stagione politica. “Otto processi, quattro commissioni parlamentari su terrorismo e stragi, una commissione parlamentare sulla loggia massonica P2 e due commissioni parlamentari sul caso Moro hanno chiarito molti aspetti sul rapimento e sulla morte dello statista, consentendo di delinearne gran parte delle responsabilità storiche” commenta Bellelli. “Grazie anche ai lavori dell’attuale commissione parlamentare sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, istituita nel 2014 dalla XVII Legislatura, ora è possibile tracciare una sintesi dei tanti aspetti oscuri del rapimento e della sua morte, anche se non ancora sufficiente a definire completamente le responsabilità giudiziarie di questa complessa vicenda”. Se la storia siamo noi, lo sono anche gli “Altri”, quelli da cui non bisogna mai distogliere lo sguardo.

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