Storie di guerra, amore e coraggio nel Die Sture del Teatro della Memoria

31122754_820653534804846_2922682200851328125_n (1)LANCIANO. Il terzo appuntamento della stagione teatrale 2017/2018 con il Teatro della Memoria è stato curato dall’associazione Teatro Possibile che, il 20 aprile, ha presentato al pubblico dell’auditorium Diocleziano di Lanciano l’opera “Die Sture” (La Testarda). Un viaggio nello spazio e nel tempo alla scoperta di testi di Alda Merini, Remo Rapino e  Gabriele Tinari, interpretati dallo stesso Gabriele Tinari e Vittoria Oliva. Le musiche, composte ed eseguite da Stefano Di Matteo, hanno fatto da contrappunto ad una pièce che lascia un’impronta da conservare nell’anima.

“A Caporosso, la gente della frazione ci fece riposare in un fienile e una donna, che osservava i pattugliamenti tedeschi lungo il fronte, faceva passare i gruppi e le famiglie dall’altra parte. Bisognava stare sempre pronti. Pronti alla partenza e pagare cinquecento lire”. Questo brano riassume un drammatico avvenimento che si svolse nell’ottobre del 1943, raccontato a Gabriele Tinari da sua madre che, all’epoca, aveva sette anni. Cinquecento lire era la somma da pagare ad una donna scaltra e senza scrupoli per evitare l’inferno dei bombardamenti e passare il reticolato che a Guardiagrele divideva la frazione di Caporosso da quella adiacente, permettendo a tutti gli sfollati e ai fuggiaschi dei dintorni di Orsogna di allontanarsi dal vicino fronte. A Lanciano, in quello stesso autunno, nei giorni 5 e 6 ottobre, un gruppo di giovani patrioti fu ucciso dai tedeschi, in seguito ad un’insurrezione.

31131307_820653611471505_442889571724156922_n (1)I corpi, dilaniati dalle torture e dai colpi delle rivoltelle, restarono incustoditi per strada come macchie di un lutto spregevole. Quella morte indegna incontrò la pietà della signora Gemma Di Castelnuovo (1893/1969), residente in uno dei vicoli del centro storico della città che, il 7 ottobre, andò a lavare le salme disseminate lungo le strade, restituendo ad esse rispetto e dignità. Un gesto d’amore che assunse la sacralità di un rito e il coraggio di una trasgressione. È lei La Testarda, Die Sture, che con la sua scelta lanciò un grido di muto dolore per quei ragazzi che, oggi, sono considerati i figli di tutti noi e per i quali il diritto alla libertà era un sogno possibile. Uno spettacolo molto coinvolgente, in cui Gabriele Tinari rivela ancora una volta il suo straordinario talento di affabulatore. Molto abile con le parole a costruire paesaggi, far apparire personaggi e tratteggiare emozioni in uno spazio scenico che mira all’essenziale, racconta la storia di una libertà negata da tutti coloro che ebbero la vocazione autoritaria di essere dei predatori. Al termine dello spettacolo, Tinari si chiede se bisognerebbe dimenticare la memoria della guerra oppure ricordarne le pieghe più recondite per evitare che simili tragedie accadano ancora. La risposta la trovate da voi.

ALTRE NOTIZIE SU LANCIANO24.it

Cronaca

Primo Piano

Primo Piano

Primo Piano

Cronaca

Cronaca