Lo spettacolo Copenaghen chiude la stagione di prosa del Fenaroli

32463068_1755357771174035_6949418889230942208_nLANCIANO. Si conclude con successo e la presenza di molti spettatori la stagione di prosa 2017/2018 del teatro Fenaroli di Lanciano, con un cartellone di manifestazioni importanti proposto in collaborazione tra il Teatro Comunale Fedele Fenaroli di Lanciano e l’ACS Abruzzo Circuito Spettacolo. L’appuntamento del 13 maggio è stato con “Copenaghen” di Michael Frayn, portato in scena dalla Compagnia Orsini per la regia di Mauro Avogadro, con Umberto Orsini nel ruolo dello scienziato ebreo Niels Bohr, Giuliana Lojodice in quello di sua moglie Margrethe e Massimo Popolizio interprete del fisico tedesco Werner Heisenberg.

Lo spettacolo rappresenta un classico del teatro contemporaneo che, da diciotto anni, continua a riscuotere ampio consenso di pubblico e di critica. L’opera racconta il tentativo di chiarire cosa accadde in quel giorno del 1941 a Copenaghen durante l’occupazione nazista, quando Heisenberg incontrò il suo maestro Bohr, a cui era legato non solo a livello professionale ma anche affettivo. Entrambi erano impegnati su fronti opposti in una ricerca che, probabilmente, avrebbe portato alla scoperta della bomba atomica. Il soggetto della conversazione avvenuta durante quell’incontro resta ancora un mistero, su cui sono state avanzate diverse ipotesi. L’architettura dell’opera si regge su tali ipotesi, che sono il risultato dei diversi punti di vista di chi li ha enunciati. Non esiste un’unica e inconfutabile verità, perché tutto è relativo e niente è assoluto.

In una visione quasi onirica, in cui da enormi lavagne spiccano complesse formule matematiche, i tre personaggi discutono su quanto accaduto in un lontano passato, quando erano ancora in vita. Una surreale aula di fisica, grigia come la polvere che si sollevò ricadendo su migliaia di corpi, incornicia un incontro svolto su piani temporali sovrapposti. Grigi sono anche gli abiti di scena, indossati dai personaggi. Heisenberg, a capo del programma nucleare militare tedesco, provò ad offrire a Bohr l’appoggio politico della Gestapo in cambio di qualche segreto oppure, mosso da scrupoli morali, cercò di rallentare il programma tedesco fornendo a Bohr, schierato con gli alleati, informazioni sull’applicazione dei fondamenti teorici della fissione? L’incontro tra i due fisici si traduce in uno straordinario duello verbale, incalzante, provocatorio, a tratti anche cinico, e senza esclusioni di colpi, in cui confliggono scelte obbligate, supposizioni, dubbi, errori, omissioni, principi etici e consapevolezze. In un non-luogo senza tempo, si assiste ad una relazione fondata su un transfert paterno, a cui Margrethe tenta di dare senso attraverso un principio di realtà.

Una realtà cruda e dolorosa che la costringe a metabolizzare un duplice lutto, relativo sia alla scomparsa del figlio che alla perdita affettiva di Heisenberg, non  considerato più come un figlioccio dopo la decisione di collaborare con i nazisti. Margrethe è un personaggio caratterizzato da una forte potenza drammatica che si  svela completamente solo alla fine dell’opera. “Un ruolo molto difficile da interpretare”, commenta Giuliana Lojodice, “di cui lo spettatore rischia di non cogliere appieno la complessità”. “Io penso che sarebbe stato un errore imperdonabile pensare di dar vita ad una Compagnia teatrale che porti il mio nome senza pensare all’opportunità di rimettere in scena uno spettacolo come Copenaghen”, dichiara Umberto Orsini. “Quando decisi di avere accanto a me un attore come Massimo Popolizio, affidandogli anche la regia di ‘ Il Prezzo ’ di Miller, mi era chiaro che questa collaborazione non sarebbe stata un episodio isolato. Era evidente che insieme avremmo potuto dare vita a qualcosa che oggi è sempre più difficile trovare e cioè a quel teatro di recitazione nel quale entrambi, seppure in epoche diverse, siamo cresciuti e al quale ci ispiriamo. Ed ecco che riproporre ‘Copenaghen’, la pièce di Frayn che insieme a Giuliana Lojodice ci aveva visti interpreti per la prima volta diciotto anni fa, mi è sembrata una scelta quasi obbligata”. Orsini, Lojodice e Popolizio sono stati salutati dal pubblico frentano con un lungo e caloroso applauso, dopo la promessa di tornare di nuovo sul palco del Fenaroli. Il sindaco Mario Pupillo, a nome della città, ha consegnato agli attori una targa a ricordo della serata e della ventesima Stagione Teatrale del Fenaroli, dopo la riapertura del 1998.

 

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