In Abruzzo 12 discariche abusive da chiudere secondo la Corte europea: ma si aspetta dal 2014

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LANCIANO. In Abruzzo ci sono ancora 12 discariche abusive da bonificare o da chiudere in riferimento a una sentenza della Corte di giustizia europea del dicembre 2014: è quanto denuncia l’europarlamentare Piernicola Pedicini (M5s). I siti interessati sono a Casalbordino (San Gregorio); Celenza sul Trigno (Difesa); Castel di Sangro (Pera Papera-Le Pretare); Bellante (Sant’Arcangelo Bellante); Pizzoli (Caprarecci); Balsorano (Ricoppi); Cepagatti (Contrada Aurora); Lama dei Peligni (Cieco); Penne (Colle Freddo); San Valentino in Abruzzo-Citeriore (Il Fossato); Vasto (Vallone Maltempo e Lota).

«Per queste discariche che costituiscono un grave rischio per la salute umana e l’ambiente», ricorda Pedicini, «l’Italia e l’Abruzzo, e di conseguenza i cittadini, stanno pagando vari milioni di euro di multa considerato che vengono conteggiati 200mila euro di sanzioni ogni sei mesi per le discariche non contenenti rifiuti pericolosi e 400mila euro ogni sei mesi per le discariche con rifiuti pericolosi».

«È assurdo che a quattro anni dalla sentenza della Corte di giustizia e dopo il continuo pagamento di multe milionarie alla Ue, in Abruzzo ci siano ancora 12 discariche da regolarizzare», lamenta l’europarlamentare, «se siamo a questo punto, non possiamo non denunciare i ritardi e le incapacità nell’affrontare l’emergenza da parte del governo nazionale e della Regione».

«Fermo restando», aggiunge Pedicini, «che a marzo 2017 il governo Gentiloni ha nominato il generale dei carabinieri Giuseppe Vadalà, commissario straordinario per realizzare gli interventi di messa in sicurezza e di messa a norma delle discariche abusive, sono gravi le responsabilità politiche che si sono susseguite nel corso degli anni».

«In particolare», conclude l’esponente pentastellato, «perché le procedure sanzionatorie della Ue sono più di una e poi perché per decenni il tema discariche abusive e gestione dei rifiuti nelle regioni del Sud e in Abruzzo è stato ignorato, mal gestito e troppo spesso lasciato nelle mani della malavita e dei faccendieri politici e imprenditoriali che hanno fatto affari e traffici sporchi sulla pelle dei cittadini».

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