Vongole morte e fiumi inquinati, scatta l’inchiesta della Procura di Chieti

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Da sinistra Franco Ricci, Ilario Cocciola e Maurizio Angotti
Da sinistra Franco Ricci, Ilario Cocciola e Maurizio Angotti

ORTONA. Un esposto contro ignoti per danneggiamento delle acque pubbliche e inquinamento ha fatto scattare nei giorni scorsi un’inchiesta da parte della Procura di Chieti, l’ennesima che si sta interessando dello stato di fiumi e depuratori che sfociano nel mare della Costa dei trabocchi.

A depositare la denuncia è stato il Cogevo frentano (consorzio per la gestione e tutela della pesca dei molluschi bivalvi) che ha dato mandato al legale marittimista Ilario Cocciola di presentare un esposto dettagliato che riguarda sia la situazione dei corsi d’acqua del frentano che la gravissima moria di vongole che si trascina da qualche anno nella zona tra Ortona e San Salvo. In particolare quest’anno nei molluschi pescati già morti nel tratto di mare tra il lido Riccio e la foce del fiume Arielli ad Ortona, sono state rinvenute tracce di salmonella. Le analisi choc della Asl hanno quindi fatto scattare lo scorso 27 aprile, l’ordinanza di divieto di pesca dei molluschi.

Ma la moria rimane inspiegata dal 2012. Già tre anni fa tutte le vongole pescate (i cosiddetti lupini, nome scientifico Venus gallina) nella costa frentana (il fenomeno non ha riguardato il tratto pescarese) venivano risalite già morte nelle reti. Sono seguiti diversi periodi di fermo pesca e numerose analisi a cura del Cirspe (Centro italiano ricerche e studi per la pesca) e dell’istituto zooprofilattico e dell’università di Teramo, ma non è stato ancora possibile individuare l’origine di questo fenomeno. Sarebbero necessarie analisi più costose che, per il momento, nessuno ha ancora avviato.

Nel frattempo i pescatori del Cogevo, che riunisce 21 imbarcazioni e 60 operatori, sono sul lastrico. Dal 1° gennaio ad oggi è stato possibile effettuare solo 10 battute di pesca. E preoccupa anche lo stato dei fiumi. Oltre all’ordinanza di Ortona infatti il Cogevo è preoccupato anche per le ordinanze di divieto di prelievo e utilizzo delle acque per presenza di salmonella nei fiumi Osento e Feltrino e nei torrenti Arno e Fontanelli che hanno interessato i comuni di San Vito, Rocca San Giovanni, Atessa e Torino di Sangro. All’inchiesta della Procura di Chieti si aggiunge anche quella sui depuratori di Orsogna e il fiume Moro. “Speriamo che venga fatta presto chiarezza – interviene Maurizio Angotti, presidente del Cogevo – perchè siamo alla fame assieme alle nostre famiglie”.

“Questa potrebbe essere la prima inchiesta in Abruzzo e un delle primissime in Italia – aggiunge l’avvocato Cocciola – che potrebbe vedere applicata la nuova normativa sui reati ambientali approvata di recente dal Governo”. Preoccupato per la situazione è anche Franco Ricci, presidente del Gac, gruppo di azione costiera: “E’ urgente destinare i fondi del Feamp (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca) alla ricerca scientifica, fondamentale per individuare le cause della moria e dell’inquinamento del nostro mare”.

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