Sevel, cassa integrazione per 1.700 dipendenti da lunedì

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ATESSA. Mancano ancora i microchip provenienti dall’Asia, continente che detiene il monopolio per la produzione di queste componenti, e Sevel è costretta a ricorrere da lunedì alla cassa integrazione per 1.700 dipendenti, 500 per il turno A, altri 500 per il turno B e 700 per il turno C. La cassa non è a rotazione e verrà gestita a discrezione dello stabilimento.

“La situazione produttiva in Sevel – interviene Usb Abruzzo – è molto più preoccupante di quello che vogliono far sembrare, oggi è stato annunciato l’ennesimo ricorso alla cassaintegrazione, la motivazione è quella della crisi dei semiconduttori, che per quanto sia credibile come motivazione, secondo noi si sta approfittando di questa crisi per andare verso un processo di ristrutturazione e di ridimensionamento dello stabilimento.

Come USB contestiamo la modalità di ricorso alla cassaintegrazione, che sarà gestita a discrezione dell’azienda e rischia di creare delle discriminazioni tra lavoratori, per questo chiediamo che sia gestita in modo equo e senza discriminazioni, attivando una sorta di rotazione tra tutti i lavoratori.

Denunciamo l’atteggiamento passivo dei sindacati firmatari e della Politica regionale che continuano a dare false rassicurazioni, mentre secondo noi è in atto un vero e proprio ridimensionamento dello stabilimento, con grave ricadute sull’indotto della Val di Sangro.

Siamo fortemente preoccupati per la sorte dei 400 lavoratori staff-leasing che con questa situazione rischiano di essere le prime vittime di questo processo di ristrutturazione”. 

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