Sciopero alla Trigano Van, a rischio 140 posti di lavoro

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PAGLIETA. Sciopero questa mattina, dalle 10 alle 12, alla Trigano Van di Paglieta, dove la Fiom Cgil ha chiesto ai lavoratori di incrociare le braccia per portare alla ribalta la drammatica situazione di una delle aziende più produttive della Val di Sangro che sta invece subendo a pieno i contraccolpi produttivi dei continui stop and go di Sevel. Massiccia la partecipazione. La Trigano Van fa parte di una multinazionale francese leader nella costruzione di van e camper su base Ducato. Gli chassis dei furgoni commerciali leggeri arrivano direttamente dalla Sevel, a poche centinaia di metri di distanza dallo stabilimento principale. La richiesta del mercato dei motorhome è altissima e ha avuto una impennata anche a seguito del Covid. Eppure alla Trigano 409 dipendenti sono stati in cassa integrazione per 5 settimane e molto probabilmente la situazione si ripeterà dalla prossima settimana. Questo perchè non arrivano le basi Ducato, a causa della mancanza di forniture che sta scontando la Sevel negli ultimi mesi. Una situazione che non solo ha creato contraccolpi occupazionali in Sevel, ma che sta mettendo in ginocchio molte fabbriche dell’indotto e aziende monoclienti come la Trigano Van.

Di qui lo sciopero per portare all’attenzione delle istituzioni (la Regione, pur invitata al presidio, era assente) la situazione paradossale dello stabilimento e il rischio concreto che tra giugno e agosto restino a casa altri 140 dipendenti con contratto a tempo determinato. Già a fine febbraio l’azienda era stata costretta a non rinnovare il contratto a 130 dipendenti.

“Vogliamo solo che venga dato il lavoro allo stabilimento – dichiara Andrea De Lutis – visto che ci sono ordinativi fino alla cima dei capelli che non riescono ad essere evasi. Purtroppo si vive la stessa situazione in Toscana, sia nella casa madre che alla concorrenza: la mancanza di componentistica in Sevel sta mettendo in ginocchio il settore dei van e camper che invece è in fortissima ascesa. Dispiace anche per il fatto che i contratti di committenza di queste aziende fatte con Sevel non prevedono penali, nè rimborsi per le mancate forniture. Si rischia che nel momento in cui la Sevel potrà tornare a lavorare a pieno regime, ci si veda passare i furgoni davanti, destinati ad altri clienti che sono disposti a pagarli di più”.

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