I Cipressi secolari di Sant’Antonio da Padova

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Con la nascita del progetto 1000 alberi per Lanciano, in città e non solo (sulla pagina facebook del comitato https://www.facebook.com/1000alberiperlanciano, sono arrivati apprezzamenti e richieste di consigli da tutta Italia, anche da parte di componenti di amministrazioni comunali), sta crescendo la volontà di partecipazione in tanti e anche la voglia di raccontare storie legate ai nostri amici alberi.

Così abbiamo letto una bellissima storia sulla pagina del comitato 1000 Alberi per Lanciano, pubblicata da alcuni dei volontari:

Nei giorni di fine gennaio gli amici Anna e Gianfranco hanno contattato padre Nando che ha acconsentito ad accoglierci. Attraverso i due stupendi chiostri dell’antico convento di Sant’Angelo della Pace , oggi Sant’Antonio da Padova, ci ha quindi introdotto al declivio dell’orto. Subito la presenza maestosa dei due cipressi, principale motivo della nostra visita, si materializza ai nostri occhi. Non sono conosciutissimi a Lanciano, questi due monumentali esemplari di Cupressus Sempervirens che, la storia della badia fa risalire al 1427, anno in cui San Giovanni da Capestrano, in visita alla città, volle interrare in questo orto le due piantine come retaggio di pace e di dolcezza per gli umili e gli afflitti e lasciando un segno del suo passaggio. Il cipresso maggiore ha la circonferenza del tronco di 445 cm ed un’altezza di circa 25 mt e, nonostante abbia le cicatrici prodotte da un fulmine che l’ha colpito nei primi anni del 1900, può vantare di essere uno degli esemplari più importanti d’Italia per imponenza e portamento. Il secondo cipresso è meno grande e porta i segni di granate che lo hanno colpito nell’ultima guerra e che ne hanno fiaccato la chioma. I due cipressi, per fortuna e cura dei frati, si sono salvati e sono lì a stupirci per la forza che trasmettono a testimonianza della bellezza della natura e a ricordarci che per poterli ammirare gli alberi vanno piantati e accuditi“.

Come si legge nel testo “Grandi Alberi d’Abruzzo. Storie e leggende di 108 grandi alberi” di Franco Nasini, Roberto Scocco Edizioni, fornitoci da Rodolfo Giancristofaro, l’autore del post: “È tradizione che il Santo, nel pio luogo, lasciò un segno della sua permanenza, come auspicio di un avvenire più cospicuo, per il piccolo cenobio, e come un retaggio di pace e dolcezza per gli umili e gli afflitti. Prese due ramoscelli di cipresso e dopo aver rivolti gli occhi al cielo, li benedisse e li piantò nell’orticello. Quei due cipressi crebbero, ed anche oggi son là, vivi e gagliardi. Di essi uno è capitozzato dal fulmine, ma entrambi si alzano come due note solitarie, sulle suggestive armonie della valle, silenziosi testimoni attraverso i secoli delle cose, delle persone e dei fatti“. Estratto da un manoscritto in possesso del convento di tale padre Marcellino Cervone datato 1906.

Si legge ancora: “I Frati del cenobio attribuiscono grande valore ai due cipressi: Si tratta di un risalto più che meritato: queste due piante ci trasmettono, attraverso un immaginario cavo telefonico di cinque secoli e mezzo di lunghezza, la voce di chi li ha piantati. Anche le mura, la terra, le pietre del convento, ci parlano ancora di San Giovanni da Capestrano, ma quelle son sempre oggetti, cose senz’anima e fredde, proprio come… pietre. I Cipressi, invece, sono vivi, le loro fibre respirano, con lo stesso respiro di 575 anni fa quando il santo, pregando e meditando, si aggirava intorno ad essi“.

Nel 2021, stando ai documenti, possiamo attribuire ai due cipressi 494 anni, testimoni di più di mezzo millennio di vicende di Lanciano, tramandano silenziosi il messaggio che San Giovanni da Capestrano ha voluto lasciarci.

Appena sarà possibile, ci dicono dal comitato, saranno organizzate diverse attività ed incontri durante le piantumazioni, soprattutto con le scolaresche, per sensibilizzare ed accrescere la consapevolezza e il rispetto per la natura. Viva gli alberi!

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