Il giornalista siciliano Paolo Borrometi a Lanciano presenta “Traditori”

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Un viaggio amaro nella storia d’Italia che affronta il tema della ricerca della verità, un percorso “ad ostacoli, perché, in troppi casi, prima di cercare i colpevoli, si è messa in dubbio la credibilità di chi accusava”. È accaduto a Giovanni Falcone quando si disse che la bomba dell’Addaura l’aveva piazzata lui stesso e a Paolo Borsellino la cui agenda rossa, misteriosamente scomparsa, sarebbe stata un “parasole”. La lista dei nomi infangati per distrarre l’attenzione dai delitti è lunga. La strategia ha un nome preciso “mascariamento” ad opera dei traditori, coloro che mirano a creare confusione nel Paese per raggiungere i propri interessi illegittimi, a discapito della verità. Sarà a Lanciano domani, sabato 2 marzo, il giornalista siciliano Paolo Borrometi, costretto a una vita blindata da oltre dieci anni, per presentare il suo libro “Traditori. Come fango e depistaggio hanno segnato la storia italiana”. Al mattino, lo scrittore e giornalista d’inchiesta che ha sempre denunciato la criminalità organizzata e che dal 2014 vive sotto scorta dopo essere stato aggredito da uomini incappucciati che gli hanno provocato una grave menomazione alla mobilità di una spalla, incontrerà gli studenti del Liceo Ginnasio “Vittorio Emanuele II” per parlare di Padre Pino Puglisi insieme a Mariella Tieri, referente del presidio Libera Roberto Mancini; mentre nel pomeriggio, nella sala convegni del Santuario del Miracolo Eucaristico (ore 17.30), ospitato dall’associazione Uomo Patrimonio da salvare, in collaborazione con Libera e la libreria Regina Pacis, incontrerà i cittadini. L’appuntamento, a ingresso libero, vedrà dialogare con Paolo Borrometi, Giada Pescara, referente del presidio Libera di Chieti, Fabiana Rapino, sostituto procuratore del Tribunale di Pescara, Cristiana Antonelli, presidente dell’associazione Uomo patrimonio da salvare e la giornalista Francesca Piccioli. “L’Italia è un Paese in cui c’è sempre un ma, un forse, un dubbio, un interrogativo, una suggestione; una Repubblica dei misteri, dei casi perennemente irrisolti, della continua diluizione della verità”, sostiene Paolo Borrometi nelle pagine di “Traditori” e, dove non c’è certezza, ogni ipotesi resta possibile. Condirettore dell’AGI, il giornalista, primo italiano e primo europeo a ricevere, nel 2019, il prestigioso premio internazionale Peter Mackler per il giornalismo coraggioso ed etico, ricostruisce con rigore documentale e completezza di fonti le “storie di lotta per il potere che si sono mosse in direzioni molto diverse da quelle di un legittimo confronto democratico”, partendo da una pagina controversa di storia: lo sbarco alleato in Sicilia e il ruolo che la mafia ebbe nei preparativi di quell’operazione decisiva per le sorti della seconda guerra mondiale. Una trama di mistificazioni ed intrighi che passa anche per il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro, gli eccidi dell’Italicus, del Rapido 904, di Bologna, Capaci e Via d’Amelio, il terrorismo mafioso ordito da Totò Riina per trattare con lo Stato da una posizione di forza, la lunghissima latitanza di Bernardo Provenzano, i suicidi indecifrati, nelle carceri e fuori. Chi sono dunque i traditori? Gli attivisti di quello che Borrometi definisce il “confunde et impera”, ovvero gli specialisti del confondi, intorbida le acque, rimesta nel fango, e dominerai. La confusione come strumento di potere (occulto, ma anche palese). “La mia è una storia alternativa, sotto il profilo giornalistico, dei tradimenti – ripete Paolo Borrometi – avvenuti nel nostro Paese su vicende di mafia, ‘Ndrangheta e criminalità organizzata. Sono stati in tanti che hanno tradito le istituzioni e noi cronisti abbiamo il dovere di raccontarlo. Ma tanti anche hanno pagato con la vita la loro fedeltà allo Stato. Ogni cittadino ha il diritto di comprendere la storia del nostro Paese per poterne fare una valutazione e darne un proprio giudizio”.

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