Marti Stone, la rapper lancianese che ha conquistato il Piotta

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Marti Stone
Marti Stone

LANCIANO – Ha portato i capelli di mille colori con la cresta, 4 piercing (ma ne ha tolti un paio), tre tatuaggi di cui uno è un teschio messicano. Parla di sesso, di disagio, di periferia. Ma anche di sogni, di musica, di libertà. E’ tosta Marti Stone, al secolo Martina Nasuti, la rapper lancianese che stiamo esportando in tutta Italia. Ventidue anni e un carattere di quelli “faccio ciò che mi va perchè mi fa stare bene”, Marti Stone è in piena ascesa, quello che si dice essere sulla cresta dell’onda. Ha iniziato a scrivere a 11 anni per “canalizzare l’energia in esubero” dato che era una bimba abbastanza vivace, ed è finita ad essere prodotta dal Piotta, il rapper romano che ha sdoganato per sempre i coatti. Di lei Piotta dice: “Ho scelto Marti Stone perché sa scrivere canzoni a un livello molto alto per la sua età. Perché arriva diretta al cuore di chi la ascolta, in studio e live. Perché con rara maturità a vent’anni mette a fuoco e sviluppa temi di scottante attualità e persino d’imbarazzo per il pensiero comune. Perché per questi motivi e altri che scoprirete lavorare con lei è una sfida stimolante. E senza sfide non so stare!”. E’ nato così il suo primo disco, “Sulla bocca di tutti” dove, nelle undici tracce realizzate da DaCo e Manu PHL (già beatmaker per Clementino, Debbit, Kiave, Turi, etc.), Marti Stone dichiara guerra a chi ha paura dell’immaginazione, a chi non crede che per realizzare i propri sogni sia necessario prima di tutto inseguirli con ogni mezzo, armandosi di coraggio, ambizione e ottimismo. “Può solo andare meglio, ma peggio no” ripete Marti come un mantra, dopo aver già ricordato che “non c’è problema che non si possa risolvere dal pusher”, magari procurandosi prima di tutto una bella dose di fiducia in sé, da farsi tutta di un fiato, per prendere il volo e andare lontano. Lanciano 24 ha fatto con lei una chiacchierata.

Da dove nasce il nome Marti Stone? Da piccola giocavo molto in strada, con i maschietti, ma anche con ragazzini più grandi di me. Tutti mi chiamavano Marti, ma io già da allora cercavo un nome forte, scuro, che suonasse bene con Marti. E volevo darmi un tono, farmi rispettare. Più tardi il nome si è associato anche alla mia testardaggine, alla caparbietà e al fatto che non devo piacere a nessuno se non a me stessa.

I rapper spesso raccontano della periferia, del degrado, di città- metropoli dove restare risucchiati dalla violenza è un attimo. Dove hai trovato tutto questo a Lanciano? Quando scrivo non penso di essere in un posto preciso, mi ispiro a cose mie vissute in prima persona, ma anche a pezzi fini a se stessi. La periferia per me è unica, così come il mondo. Qui a Lanciano siamo messi meglio di altre realtà, ma posso dire di aver cominciato a scrivere per noia. La noia è una delle prime cose che ti porta a fare musica, a riscattare il tuo bisogno di voler significare qualcosa.

Che luoghi frequentavi a Lanciano? Sono vissuta nel quartiere Stadio, molto popolare. Ho frequentato molto la strada, il piccolo campetto di calcio, i vari cortili dei palazzi. Diciamo che a Lanciano non ci sono molti posti di aggregazione. Oggi se vogliamo fare musica e parlare di musica ci ritroviamo al bar, oppure in un qualche studio privato o garage di qualcuno.

Com’è Lanciano vista da una rapper? E’ una città provinciale, tranquilla, forse troppo. C’è questa mentalità che è allo stesso tempo la forza e il limite di Lanciano, che possiamo far tutto e anche meglio degli altri. Ma spesso ci si ferma alle parole, non si va avanti a far partire dei progetti. Allo stesso tempo l’orgoglio di essere lancianesi è una delle poche cose che siano riproducibili in altri contesti.

Com’è iniziata la tua formazione musicale? Da piccola ascoltavo i rapper della west coast americana, Eminem, Snoop Dogg. Poi mi sono formata a Pescara e Roma e ho frequentato le varie scene locali hip hop come Bologna e Firenze.

Com’è nata la collaborazione con Piotta? Da una semplice chiacchierata. Mi ha messo in contatto con lui Raffaella Tenaglia (titolare dell’agenzia di comunicazione e immagine Pixie Promotion ndc) e ci siamo conosciuti. A lui è piaciuto quello che dicevo io e a me piaceva quello che diceva lui. Semplice.

E’ difficile per una donna emergere in un settore, quello del rap, per sua natura molto maschilista? Per me hanno sempre parlato i testi. Trovo che, soprattutto ultimamente, l’ambiente hip hop sia diventato molto meritocratico.

Parli molto di sesso nelle tue canzoni. Parlo di ciò che conosco, di quello che vivo io e che vivono tutti. Si parla di sesso nelle canzoni perchè se lo dice una canzone è più accettabile. In generale parlo anche moltissimo delle discriminazioni, di qualsiasi genere, e il sesso spesso viene molto discriminato. Sono per il rispetto delle scelte e dei gusti di ognuno, in qualsiasi campo.

Che cosa ti senti di dire a chi ti critica? Che messaggio vuoi far passare? Non nutro sentimenti di rancore a chi mi ha criticata e mi critica, anzi li apprezzo e dico loro che io sono felice perchè sto bene con me stessa. Voglio invece sinceramente ringraziare tutte le persone che mi stanno supportando e che acquistano il mio disco. A loro dedico il mio messaggio che è anche il mio mantra: se si desidera molto qualcosa l’unico modo per averla è andarsela a prendere.

Chi apprezzi della scena musicale locale? Mi piacciano molto i Voina Hene e i Management del dolore post operatorio.

Quali sono i tuoi prossimi impegni? Stiamo lavorando a cose nuove e al tempo stesso con la promozione e diffusione del disco. Oggi e domani sono a Roma per un tour radio e sono ospite anche di Rai Isoradio nel corso del nuovo programma “Traffik rap”.

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